Categoria: Tecniche di pesca

  • Spinning

    PREMESSA

    Ed eccoci  a cercare le parole giuste e possibilmente non molte, per descrivere un’altra tecnica di pesca che i pantofolai non amano affatto: lo spinning.

    Infatti, questo tipo di pesca di sedentario non ha proprio niente! Coloro che la praticano, non hanno problemi di fare cappotti, non si intimoriscono se piove e tira vento, amano gli spruzzi di salsedine sollevati dal mare mosso, odiano stare seduti ad aspettare, non si incantano di fronte ad un galleggiante, ma sono però sedotti dall’attacco che da un momento all’altro, può arrivare sull’artificiale che lanciano e recuperano di continuo andando a scandagliare tutti gli angoli possibili della risacca.

    Soprattutto cercano di proiettarla in tutti i punti dove la ragione dice che non può esservi un pesce, la animano fin sotto ai propri piedi, perché non vogliono più trovarsi impreparati quando la botta arriva proprio nell’istante esatto in cui si sta alzando la canna per tirare  l’esca fuori dall’acqua.

    Lo spinning è una roba che si impadronisce di te, non richiede di possedere una barca, basta avere una canna, un mulinello, qualche minnow ed eccoci pronti.

    Cerchiamo di mettere in ordine le cose.

    Ora stavo parlando di mare e di spigola, ma i campi di applicazione per lo spinning sono veramente tutti: acqua dolce( laghi, fiumi, torrenti) acqua salata( mari temperati e tropicali) con un’ulteriore distinzione: da terra e dalla barca (mangianze in mare aperto e sottocosta, reef, secche ect.).

    SPINNING  OFFSHORE  AI TUNNIDI

    Ed eccoci lanciati, proprio come un artificiale, nel bel bezzo delle mangianze!

    Siamo alle porte di una stagione che ha tutti i presupposti per rivelarsi veramente gratificante! Il fermo imposto e tutta la legislazione attuata in tema  “Tonno rosso”, hanno dimostrato  tutta la loro efficacia.

    Non intendo entrare nello specifico della legge , nè tantomeno addentrarmi in questioni come quote… pescatori dilettanti & sportivi, documentazione da possedere, segnalazioni…ect.ect. in quanto non sono queste nè la sede nè l’ambito appropriati. Inoltre non è mia intenzione sollevare dibattiti che abbiano la diretta conseguenza di farmi e  di farvi ingrandire il fegato come  un capone da 2kg.

    Drifting e traina, sono tecniche ormai consolidate per insidiare sua Maestà il Tonno Rosso, e tutti, chi più chi meno, le abbiamo messe in pratica svariate volte, collezionando vittorie entusiasmanti sia sotto il profilo degli strike ricevuti che per le conseguenti catture.

    Andiamo a vedere cosa succede se affrontiamo le mangianze a SPINNING o a “POPPING” come sempre più spesso è in uso etichettare codesta disciplina.

    Consolidato il fatto che il popping al bluefin tuna (come viene chiamato in inglese), in tutte le sue forme e varianti è ultra collaudato essendo praticato sistematicamente in tutto il mondo, dal Giappone, Stati Uniti fino ad arrivare alla Francia, Spagna, Grecia ect.; anche nel nostro Paese i malati del tenere la canna sempre in mano mentre si pesca, vogliono dire la loro. Essendo uno di voi sono qui a supportarvi!

    A tal proposito vediamo se posso esservi utile per un, più proficuo possibile, approccio alla tecnica.

    SPINNING SULLE MANGIANZE

    Siamo con la prua diretta al mare aperto, verso quelle zone che sappiamo essere solite ospitare generosi branchi di pesce foraggio.

    Tutti in piedi. La mano funziona da visiera per coloro che si sono scordati a terra il cappellino. Occhiali da sole polarizzati nascondono occhi bene attenti a scovare la minima piuma che si muove sulla linea dell’orizzonte. Dove sono i gabbiani?

    Questo è il primo passo. Individuare i voraci pennuti che sono i primi a scovare gli schizzi delle disperate alici, che obbedendo alle leggi naturali che il branco impone, cercano salvezza addossandosi e stringendosi a dismisura l’una vicino all’altra a pelo d’acqua, contemporaneamente assediate dal mare e dal cielo.

    Una buona osservazione del tutto, quindi compresa bene la direzione di spostamento di tutto l’insieme, andremo a posizionarci sopravento ad una distanza tale che permetta un continuo avvicinamento alla zona cruciale a motore spento e quindi a scarroccio.

    Coadiuvati da una buona dose di fortuna, se calcolata bene la deriva (data dalla risultante della sommatoria corrente e vento), ed indovinata la corretta direzione di spostamento del branco, a patto che non cambi repentinamente direzione. Possiamo andare in pesca.

    Ulteriori accorgimenti come ad esempio se tenere il sole alle spalle o meno li lascio dedurre a voi. L’esperienza unitamente ad una corretta valutazione del tutto faranno in modo che una volta fermi, il branco di alici si direzioni proprio sotto alla vostra imbarcazione per trovarvi riparo. Se questo accade… Gli interi 360° attorno a voi diventeranno vincenti.

    SPINNING LIGHT

    Se ci troviamo in presenza di tombarelli, lampughe, sgombri o palamite, insomma prede  di modeste dimensioni, avremo la necessità di impugnare un’attrezzatura piuttosto leggera. Viceversa se le dimensioni delle prede individuate sono nettamente sostenute, ovviamente, la nostra esigenza ci imporrà di imbracciare qualcosa di più pesante che ci consenta di litigare almeno ad armi pari…Parola d’ordine:versatilità.

    Da questo ne potete dedurre che a disposizione è consigliabile avere almeno due tipologie di attrezzatura per poterci adattare correttamente alla situazione in cui ci siamo imbattuti. Partiamo dalla leggera.

    In questo ambito io utilizzo una canna con una potenza compresa tra i 10 ed i 50g, essa  deve essere di buona qualità, avere un’azione particolarmente di punta ma detenere una riserva di potenza nella parte bassa del fusto che ci permetta di fronteggiare le improvvise fughe di questa tipologia di prede.

    Il mulinello sarà da spinning (a bobina fissa), taglia 4000, imbobinato con un trecciato di alta qualità 33lb (PE.2).

    Al termine del trecciato, mediante uno degli svariati nodi di giunzione(molto usato è il nodo PR), abbino circa 60-80 cm  di fluorocarbon di diametro attorno allo 0.40. Quindi uno spinlink clips al quale poter collegare il nostro artificiale in modo da poterlo sostituire con una certa velocità. Premetto che il collegamento all’artificiale può essere praticato anche direttamente con un nodo, ma io preferisco utilizzare i clips per una questione di sicurezza. Mi spiego meglio: gli artificiali molto corti e piccoli, in fase di abboccata, se allungati con una clips, proteggono per una lunghezza minima ma comunque maggiore il fluocarbon dai denti del pesce.

    Le esche utilizzate in questi frangenti possono spaziare dai mini jig, minnows, stickbaits, cucchiaini ondulanti ai popper. Le colorazioni sono quelle classiche sardina, pink, white, silver e gold o combinazioni delle stesse. In commercio ne potrete trovare una quantità notevole. Sperimentatele in fase di mangianza ed a seconda degli strike ricevuti troverete quella, che da quel momento in poi, farà sempre parte delle vostro corredo.

    In questo ambito sono solito utilizzare esche mini-jig di grammature comprese tra gli 8 e i 15g montate con un’amo in coda anziché con l’ancoretta. Detta sostituzione, sostengo permetta di perdere molti meno pesci e consente di ferirne indiscutibilmente meno, perché la possibilità di “rubarne” si riduce notevolmente. Infatti, allamare, non in bocca, ma in zona pelvica o quella prossima alla caudale (coda), un pelagico di anche soli 3kg, non è una cosa per niente conveniente! Essa metterà a serio rischio tutto il vostro complesso pescante e nella migliore delle ipotesi vi farà perdere preziose decine di minuti che sarebbe stato meglio investire diversamente.

    Da come ho potuto verificare sul campo, particolarmente vincenti si rilevano i mini jig, lanciati e recuperati in long jerk, effettuando pause tra i movimenti, tali da consentire all’artificiale di lavorare bene soprattutto in caduta dove rivela tutta la sua attrazione fatale. Vi renderete conto che la maggior parte delle aggressioni le otterrete proprio in questa fase.

    Una raccomandazione inevitabile! Usate sempre un paio di occhiali ed invitate tutti coloro che sono a bordo a farlo. Questo accorgimento vi sarà utile per 2 motivi: 1) per proteggervi da i vostri compagni di pesca, i quali, raggiunta la mangianza saranno inevitabilmente in frenesia e peggio dei pesci che state insidiando, prodigandosi in energici lanci dei quali ognuno può esserne ignara vittima! 2) Capita spesso che alcune slamate avvengano proprio quando il pesce è sottobordo e nel momento in cui la canna è ultra inarcata sotto la forza della preda. Se ciò avviene in quel momento, le esche sono proiettate verso di voi con tutto il potenziale degno di una fionda. Lascio alla vostra immaginazione trarne le peggiori conseguenze.

    Prima di un’uscita, perchè possa essere ricordata come una splendida giornata, investite qualche parola con coloro con cui condividerete l’imbarcazione, invitateli in anticipo a mantenere durante tutta la battuta di pesca una certa lucidità, informandoli su questi potenziali pericoli.

    SPINNING AL TONNO ROSSO

    Cerchiamo adesso di capire come impostare il corretto approccio per gestire al meglio la seconda tipologia situazione. Ovvero quando il vostro sistema cardiocircolatorio sarà caratterizzato da una frequenza di pulsazione nettamente più elevata a causa degli spaventosi  dorsi in caccia, visti affiorare e sparire in disorientanti mulinelli d’acqua nel bel pieno della mangianza.

    Il tonno rosso, conosciuto per le sue grandi doti di nuotatore e velocista, per le quali si è guadagnato per antonomasia il simbolo del “Big Game”,  è un grande pesce pelagico appartenente alla famiglia degli sgombridi (Scombridae). Non a caso il nome scientifico (Thunnus thynnus) deriva dalla parola greca thuno che significa correre con potenza. Il tonno è in grado infatti di superare la velocità sorprendente di 70 km/h. Appena incannato non lascia alcuno spazio a dubbi circa la sua reputazione.

    La legge in vigore, impone che la taglia del tonno rosso debba essere, per poter essere trattenuto, superiore ai 30 kg o ad 1,15 mt se misurato dalla bocca all’estremità della pinna caudale. Capite bene che se vogliamo “lanciare”, dobbiamo essere ben armati!

    Valutando l’acquisto di idonea attrezzatura, bisogna quindi orientarci per una 70/80 lb che ci permetta di lanciare minnow, jigs da lancio, stickbait, pencil o popper di grammature che vanno dai 30 ai 110 g. Il mulinello idoneo è nel range di un 10000 o 18000 imbobinato con un trecciato di misura compresa tra le 62 e le 80 lb circa. A disposizione bisogna averne non meno di 300 mt, e possibilmente riuscire a stare vicino ai 400 per questioni di tranquillità. Quindi nodo di giunzione con il terminale, che a differenza di quello del “light”, sarà più lungo, circa 2-2,5 mt. Questo sarà rigorosamente in fluocarbon e di diametro non inferiore allo 0,80. Detta scelta è motivata dal fatto che la coda dei grossi tonni in fuga, se a contatto con il multifibra, il quale è più facilmente vittima dell’abrasione potrebbe causarci un terribile flop e questo avviene, sempre per lo stesso motivo, al termine del confronto nell’ultima e concitata fuga, magari dopo un’ora di battaglia. Compreso?

    Il terminale andrà annodato ad una girella(mis. 1-2) o ad un solid ring (300-450lb) quindi uno split ring(250-300lb) ci consentirà la connessione con l’artificiale.

    Gli artificiali vincenti sono prevalentemente stickbaits, popper e jigs da lancio. Questi ultimi sono leggermente diversi da quelli utilizzati nel vertical Jigging onde poter avere un’assetto leggermente diverso, anche se, utilizzando i medesimi con basse grammature ovvero inferiori ai 100g ma armati con l’amo in coda,  si possono ottenere buoni risultati.

    Nei negozi attrezzati per questo tipo di disciplina, potrete scegliere alcuni stickbait e popper per attrezzarvi a dovere. Cercate di non esagerare con le dimensioni e quindi con le grammature, che devono essere inferiori a quelle che per esempio vengono adoperate ai tropici per la pesca al GT. Cercate di rimanere nell’ordine dei 30-70/100g circa. Il colore classico sardina funziona molto bene ma esistono situazioni in cui colori più sgargianti avranno ottimi e risolutivi risultati.

    Vi accorgerete che esistono giornate in cui, tolto qualche sporadico inseguimento da infarto, verranno attaccate solo esche di dimensioni medesime a quelle del novellame della mangianza. Generalmente, non essendo molto grosse, ci impongono, di conseguenza, un uso di artificiali il più leggero possibile.

    Rimango a disposizione per qualsiasi vostra domanda e vi auguro indimenticabili pescate!

    Andate e moltiplicatevi…

  • Traina con il vivo

    Un buon pescatore che abbia una visione a 360° di quello che significa pesca, ha provato almeno una volta a cimentarsi in questo tipo di tecnica. Come penso abbiate capito, io personalmente amo pescare prevalentemente con gli artificiali, ma qualche  volta.. colto da sprazzi di saltuaria nostalgia, mi adopero per fare esca con cui poter andare anche  a trainare con il vivo. Infatti, il primo passo, supponendo ovviamente che l’attrezzatura sia già pronta,  è di avere a disposizione qualcosa di vivo e di appetibile da poter trainare (No! la suocera non va bene!). In ordine di resa: Calamaro, Aguglia, Seppia, Sugarello, Occhiata ect. Il problema è vincolato solo alla sua possibilità di reperimento.

    Anche per questa tecnica, ripeto il principio che vale per tutte le altre: “Solo roba buona”, questo per il solito motivo, ovvero che i predatori pelagici e stanziali a cui cercheremo di dar da mangiare, sono spesso di buona taglia, e da quello che si dice in giro, quando realizzano che la stuzzicante esca che gli abbiamo ben presentato, è farcita di un paio di ami, la loro reazione non è caratterizzata da mansuetudine e accondiscendenza.

    Cerchiamo di “Schiarirci” le idee sull’attrezzatura occorrente ed andiamo subito a dire che il dimensionamento medio dell’intero complesso dovrebbe essere compreso tra le 12 e le 30lb e che per la scelta  bisogna avere ben focalizzato il sistema di affondamento che si vuole usare.

    AFFONDAMENTO : Esistono due tipi di sistemi per l’affondamento dell’esca: con l’affondatore-downrigger (foto sopra) o con il piombo guardiano (foto sotto). Il sistema più semplice è quello di utilizzare il guardiano( salvaguardare l’esca dal fondo e quindi farci sapere se lo stiamo toccando), esso consiste in un piombo legato ad uno spezzone di filo di diametro nettamente inferiore a quello della lenza, agganciato a 20-25 mt dall’esca, ed ha il compito di permetterci di pescare anche e soprattutto a stretto contatto con il fondo, segnalando gli incagli immediatamente e facilitando l’esplorazione di quelli che saranno i nostri spot di pesca adatti: secche, scogli sparsi, franate ect. Il suo range operativo supera con difficoltà i 60 mt. Una volta calati terminale ed esca ed agganciato il piombo, si cala la lenza, fino a sentire che tocca il fondo. Si ripete poi l’operazione ogni tanto per controllare a che distanza il piombo è dal fondo e si recupera lenza nel mulinello se la profondità diminuisce o si percepiscono potenziali punti di incaglio prima che siano raggiunti dall’esca.

    VELOCITA’ : Generalmente è proporzionale alla profondità, al piombo utilizzato ed alla corrente. Da ½ nodo ad un massimo di 2. Questo evita di dover filare in acqua eccessiva lenza, con conseguente perdita di sensibilità al momento dell’abboccata.

    CANNA: 12-30 lb, documentatevi e sbizzarritevi tenendo una mano sul portafogli.

    MULINELLO:  E’ di uso comune l’utilizzo di rotanti dalle 12-20 lb, in alternativa si può usare anche un “bobina fissa” la cui grandezza deve essere corrispondente ad un 8000.

    LENZA : Multifibra  dalle 20 alle 60 lb + nodo di giunzione+20 mt fluocarbon + girella 150lb

    TERMINALE : 1,5 mt fluocarbon doppiato 0,50-0,62 mm, provvisto di 2 o 3 ami a seconda della tipologia dell’esca utilizzata, esempio Calamaro 3, Aguglia 3, seppia 2, Sugarello 2. Il primo amo, (se se ne usano 3 anche il 2°), devono essere  scorrevoli, per potersi adattare alla lunghezza dell’esca,mentre l’ultimo e cioè il ferrante sarà chiaramente fisso. Per fare il trainante, io utilizzo un tubetto di plastica morbida, nel quale inserisco il filo, quindi l’amo che poi fisso ad esso mediante una legatura. Questo permette di farlo scorrere senza correre il rischio di segnare e rovinare il filo.

    AMI: La loro grandezza sarà vincolata a quella dell’esca, fermo restando che il trainante( 3/0-4/0) sarà generalmente più piccolo di quello ferrante(5/0-8/0). Il trainante andrà innescato a chiudere dal basso verso l’alto la bocca del pesce( rostro per l’aguglia), mentre il secondo viene inserito sotto pelle all’altezza del foro anale. Il calamaro e la seppia  si innescano con il  trainante inserito dal basso verso l’alto in punta alla parte anteriore del cefalopode, ed il secondo inserito nel tubicino di scarico posto nella parte inferiore della testa.

    PREDE:

    Le Ricciole di grossa taglia, generalmente solitarie, precedono leggermente l’arrivo di quelle più piccole 5-15-20kg che troviamo imbrancate da maggio a novembre. La traina viene effettuata indicativamente a mezz’acqua e le ore migliori sono quelle centrali quando  il sole è più alto .

    I dentici, si possono pescare durante tutto l’arco dell’anno, tendenzialmente più profondo in inverno(55-75 mt) ed a profondita inferiori nel periodo estivo(15-30 mt), i migliori momenti della giornata sono le prime ore del mattino e quelle che precedono il calar del sole.

    Queste sono le nostre prede per antonomasia, ma sappiate che tutta un’altra serie di predatori quali orate, leccie ect. possono essere inaspettate sorprese nell’emergere dal blu  sotto di noi.

  • Kabura

    PESCARE A KABURA di Massimo Massari

    “Quando sono venuto a conoscenza dei Kabura, prima ancora che fossero commercializzati in Italia, mediante un filmato che già circolava in rete,  troppa, veramente troppa era la curiosà che suscitava in me circa il fatto di sapere come avrebbero funzionato nel mio mare.

    “Salty mortali” per poterli avere; ma nel giro di non molto tempo, sei confezioni di artificiali da 80 e 100g nuovi fiammanti, erano tra le mie mani. Come un bambino con un nuovo giocattolo, non vedevo l’ora di uscire per provarli. Avevo le esche in mano ma il mare era molto mosso da 3 giorni!

    Finalmente al sabato mattina la scaduta era palpabile, anche se un’ onda ancora troppo lunga, continuava a sferzare il litorale di Sestri Levante sollevando alti schizzi di schiuma bianca. Piccola valutazione ottimistica del tutto… ed eccomi in mare. Ancora una volta ci sono solo io…

    E’ ancora troppo alto, ma i Salty Rubber che ho nella borsa scalpitano come se fossero animati da qualcosa di surreale. Devono essere calati in acqua… Lo faccio per loro!

    Cannetta sensibile, trecciatino… finale in fluocarbon dello 0.37… pronti via.

    Non avevo perfettamente idea di quale fosse il movimento giusto da imprimergli, ma immaginavo che anche tenendolo fermo, le due codine in lattice di gomma ed il gonnellino siliconico, che celano i due piccoli assist hook montati su due corti braccioli di resistente braid, avrebbero fatto il loro dovere.

    Qualcosa gli si sarebbe avvicinato per cercare di mordicchiarli, di assaggiarli… erano troppo attraenti!

    Fondale di 30 metri al limite tra una franata rocciosa ed il fondale sabbioso, calo e arrivo sul fondo. Chiudo l’archetto e alzo la canna sollevando la piccola testa piombata, mi fermo un’attimo e dopo, a piccolissimi recuperi, inizio a farlo salire, mentre la barca continua comunque ad essere dominata dal maroso. Salito di qualche metro, libero il filo nuovamente per farlo ritornare giù. Arrivo sul fondo, metto in tiro, ed arriva la prima toccata! Ma è troppo leggera per ferrare! Sembra piccolo! Recupero pianissimo ancora un pochino, stò per fermarmi… quando arriva la seconda. Questa volta è decisamente più incisiva…Ferro! La canna inizia a piegarsi sotto le testate di un pesce che non ha saputo resistergli. Allento leggermente la frizione per non correre il  rischio di perderlo, deve essere anche mezzo bello! A questo punto, voglio assolutamente rendermi conto di che pesce è… voglio vederlo!

    Il bello di questa tecnica e del vertical è vivere la ferrata diretta a mano a 360°!!! E poi la frenesia di riuscire a vedere cosa sta per emergere dal blu, cosa non ha saputo resistere a come tu hai fatto animare l’esca, ai movimenti che tu gli hai impresso…

    Quando abbasso il guadino sulla coperta del gommone, un sarago pizzuto di oltre 1Kg, fa sobbalzare il Salty Rubber tanto da farlo attorcigliare alle maglie della rete. Allora funziona! Lo sapevo! ”

    Quella mattinata la ricordo bene! E’ impressa indelebilmente nella mia “Testa di Kabura!” Successivamente, poi le catture si sono moltiplicate e ho preso un pò di tutto. Prevalentemente sparidi quali dentici, pagelli, sarghi, tanute ect. E vi assicuro che anche i polipi non gli sanno resitere! Ne ho presi veramente tanti.

    Se poi si pesca, a profondità comprese tra i 70 e 100 mt ( mi riferisco alle mie zone), anche gallinelle, merluzzi e tracine saranno inevitabilmente vittime della sua attrazione fatale.

    Tutte le parti di ricambio sono attualmente commercializzate anche sul mercato italiano.

    Andate e moltiplicatevi!

  • Tenya fishing

    Quando le ferrate sugli artificiali, quali kabura ed inchiku, risultano scarseggiare a causa di un’apatia somatizzata dai nostri ricercati sparidi, la conseguenza di non sentire né tantomeno vedere la canna piegarsi ci demotiva inevitabilmente…..La soluzione, ancora una volta di matrice Nipponica, è offerta da una specie di Kabura da innescare guarnito di un gambero naturale. Esso, in situazioni analoghe, ci potrebbe risolvere radicalmente la questione dando alla nostra  giornata una svolta più gratificante.

    Attualmente di facile reperimento e commercializzate da aziende quali: Yozuri, Bridge, Waki ect. queste testine piombate – con grammature che vanno dagli 8 ai 60g.c.a.- a cui è consolidato un amo principale di generose dimensioni –sul quale viene innescato un gambero – oltre ad un assist più piccolo – da posizionare nella testa dello stesso gambero – ci permettono di aumentare indiscutibilmente il numero di strike, anche a profondità attorno ai 12-15 metri, dove risulta altamente efficace.

    Comprendo che la tecnica, per i puristi della “ Passione artificiale”, risulti un po’ ambigua, nonostante queste “Jig head” possano essere innescate anche con siliconici; ma la dualità dell’esca naturale ed in particolare del gambero, risulta particolarmente azzeccata, regalando inaspettate soddisfazioni, e nonostante attiri parecchia minutaglia, facendo registrare catture di pesci di ottima taglia quali Dentici, Pagri, Pagelli, Orate, Saraghi, Tanute ect.

    L’attrezzatura nel suo complesso sarà abbastanza leggera, e sicuramente la potrete scegliere mettendo insieme materiale che avete già in casa ed utilizzate per altre tecniche, vediamo:

    LA CANNA

    Di lunghezza non superiore ai 2,20 mt, da spinning o da casting a seconda delle preferenze e dell’abbinamento al tipo di mulinello,  purché elargisca un’indispensabile sensibilità, essendo nel contempo leggera con un’azione tendenzialmente parabolica ma provvista di un’irrinunciabile riserva di potenza da poter sfoderare per fronteggiare le frequenti prede di taglia. (Tenete presente che le grammature degli artificiali come sopradescritto, difficilmente superano i 60g)


    IL MULINELLO

    Viceversa, il mulinello – taglia 3000/4000 – può essere sia da spinning che da casting a seconda dell’abbinamento con la canna e delle vostre predilezioni.

    IL FILO

     Per la ricerca della massima percettibilità rigorosamente trecciato 15/20 lb – meglio non oltre – per minimizzare gli effetti della corrente e per adeguamento al dimensionamento dell’intero complesso pescante, nonché per la corretta presentazione ed animazione dell’esca. Allo stesso, mediante un idoneo nodo di giunzione, collegheremo un terminale di fluorcarbon dello 0.25 – 0.37 lungo almeno una volta e mezza la lunghezza della canna, questo andrà a favore della minor visibilità e vi darà quel minimo di elasticità utile per dominare le repentine fughe delle vostre prede.

    AZIONE DI PESCA

     Una volta proceduto correttamente all’innesco, caleremo fino a raggiungere il fondo, quindi animeremo il tutto con azioni molto lente “Jerkate ultraslow, per usare il gergo attuale!” mirate a sollevare l’esca dal fondo di circa un metro, per poi farvela ricadere in modo super-lento e controllato. Sarà prevalentemente in questa fase che percepiremo l’interessamento ad essa da parte delle nostre prede. L’esperienza sul campo vi insegnerà qual è “L’attimo fuggente” più propizio per la ferrata, acquisendo la dovuta sensibilità mirata a  distinguere  le tipologie di mangiata per intuire se sono opera  di minutaglia alla quale conviene resistere qualche secondo in più per poter permettere l’avvicinamento di “roba” più sostanziosa o meno!

    Vi consiglio vivamente di fornirvi di un’abbondante quantità di esca in quanto – specie le prime volte – parecchie ferrate andranno a vuoto e altre saranno oggetto di frequenti slamate e quindi pesci persi, ma non scoraggiatevi perché il bello di questa tecnica consiste propriamente nella naturale ed intrinseca selezione delle prede di taglia!

    Andate provate e poi raccontatemi…

  • Inchiku

    Inchiku

    PESCARE A INCHIKU di Massimo Massari

    Subito dopo l’imponente impatto del vertical  jigging,  le importazioni dall’oriente hanno interessato alcuni curiosi artificiali chiamati anche“Bottom ship”, di piombo e a forma di ogiva ( con più sfaccettature a seconda dei modelli),  forniti di un foro passante a circa 1/3 della lunghezza nel punto di maggior diametro. Allo stesso è collegato un polpetto siliconico di circa 5 cm di lunghezza, guarnito di due ami montati su un sottile ma resistente cordino.

    Gli stessi sono abbinati, con una variante di colori incredibile. Le grammature, efficaci per il nostro mare vanno dagli 80 ai 180g, ma se ne possono trovare anche con peso variabile dai 20 ai 350g. In pratica per “Inchiku” si definisce un vero e proprio sistema pescante dato da canna, mulinello, trecciato, finale ed artificiale. La sua capacità di cattura è sconvolgente ed a paragone del predecessore vertical, impone un dispendio di energie nettamente inferiore, sia per il tipo di movimento, più lento e fluente che per il dimensionamento dell’intero complesso pescante.

    Tutta l’attrezzatura ed il tipo di connessioni tra multifibra, finale ed esca, sono le stesse usate del vertical, ma  con la sola  differenza che tutto sarà nettamente più piccolo e quindi più leggero.

    Parlando appunto di “Light jigging”, ed avendo precisato che il sistema di recupero è lento, le jerkate devono essere fatte in long molto lento, alternate a pause e piccoli scatti mirati ad animare l’esca. Anche per questa tecnica, il momento dello stacco dal fondo si rivela un momento decisivo, nonostante molti attacchi  si avranno anche parecchi metri dal fondo durante la sua ascesa. Di fondamentale importanza è agire il più possibile sulla verticale o con angoli di inclinazione prevalentemente poco ampi. (Nella sezione video ho linkato alcune riprese subacque molto interessanti che mostrano alcuni tipi di approccio e di attacco  del pesce a questo tipo di artificiale).

    Per quel che concerne la canna, essa deve avere un cimino abbastanza sensibile, ma dimensionato al peso dell’esca, il fusto, però, deve essere di ottima qualità, con una riserva di potenza adeguata per poter combattere vittoriosamente prede di grossa taglia “Mi piego ma non mi spezzo! ”. In abbinamento, la scuola Jap ci ha educato ad usare piccoli ma potenti mulinelli rotanti. L’orientamento, per questioni di maneggevolezza e padronanza di sensibilità nel recupero, è il più consono. Io personalmente, avendo anche partecipato alla progettazione, utilizzo un vero e proprio mulo : l’Everol VJ6, (vedi recensione).

    Il “reel” deve essere caricato con un tracciato dalle 20 alle 40 lb, anche qui, cercate di averne a disposizione 300mt. Stesso discorso del vertical: minore è il diametro maggiore sarà l’efficacia con meno peso a maggior profondità.

    Al multifibre si collega il terminale di nylon, preferibilmente fluorocarbon di lunghezza compresa tra gli 8 e i 10 metri, con uno dei classici nodi di giunzione  multifibre/nylon che non si incastri negli anelli e garantisca buona tenuta. Sulla scelta del terminale bisogna fare una precisazione: visto che l’artificiale deve essere animato con minor frenesia rispetto al vertical jigging, addirittura va stoppato con prolungate pause, il terminale risulterà inevitabilmente molto più visibile ed identificabile. Questo in termini di diametro unitamente alle condizioni di luce è determinante. Infatti più profondi si scende, minore è la quantità di luce presente, in quanto assorbita dalle particelle in sospensione nell’acqua. Come regola di base possiamo orientarci su uno 0,30-0,35 per profondità entro i 25 metri, 0,40 tra i 30 e i 50 metri e 0,50 per profondità superiori. La scelta deve essere fatta in base anche al grado di limpidezza dell’acqua ed alle prede che per esperienza sappiamo incontrare in quel determinato spot

    Andate e moltiplicatevi!

  • Vertical Jigging

    Vertical Jigging

    PESCARE A VERTICAL  JIGGING di Massimo Massari

    Cercare di coniare un vademecum che descriva questo tipo di disciplina, senza obbligare nessuno a prendere un giorno di ferie per poterlo leggere, non è certo cosa facile. Cercherò di toccare alcuni aspetti tecnico-filosofici chiave, in maniera schietta ed essenziale, cercando di dare un’idea veritiera, a chi, questa tecnica, è intenzionato  e consapevole di intraprendere.

    Spero di riuscire ad essere chiaro ed esplicito; comunque vada, chi lo desidera, mi può scrivere e se sarò in grado, risponderò a tutte le domande che mi verranno poste.

    PREMESSA GENERALE

    Fermo restando che anche in questa tecnica il fattore “C” la fa da padrone, chi pensa che sia un modo facile di pescare si sbaglia alla grande. Il Vertical è una pratica che richiede perseveranza e  convinzione. Essa, come tutte le altre tipologie di pesca, contribuirà ad ampliare la tua raccolta di cappotti, non ti preoccupare!

    Il tutto inizia a comparire nella nostra penisola circa una decina di anni fa.

    A memoria di pescatore mai nessuna tecnica ha avuto un’esplosione così dirompente come quella del vertical jigging. La chiave vincente è stata, senza ombra di dubbio, il tam tam mediatico da cui è stata supportata e quindi diffusa: la rete.

    Essa, unitamente all’oggettività del tipo di pesca, ha reso possibile tutto questo, con i suoi forum e con i siti  di video che tutti possono pubblicare, ha fatto pulsare le vene sul collo di tanti, fino ad indurli a cimentarvisi.

    Da qui, coloro che fin dalla prima volta hanno catturato, sono stati immediatamente contagiati. Viceversa coloro che dopo le prime tre mezze giornate andate buche, hanno rimediato solo disturbi alla clavicola e alle articolazioni della parte superiore del tronco, si sono inesorabilmente arresi.

    Arresi.

    In parecchi.

    Una terza parte, quella più caparbia, invece si è domandata il perché dei propri insuccessi, cercando di indagare sulle molteplici cause derivanti, riuscendo ad aggiustare il tiro, per potervi quindi ricadere dentro fino al collo dopo poco tempo.

    Per oggettività, intendo il rilascio adrenalinico e la tempesta ormonale che crea “forte dipendenza” da Vertical: la ferrata.

    A differenza di altri tipi di pesca, essa è improvvisa e molto violenta. Infatti, il pesce aggredisce il Jig precipitandovisi addosso con tutta la sua forza, e lo fa obbedendo agli istinti naturali per attività predatoria e molto spesso anche per difesa del territorio, imprimendo all’intruso forti musate.

    Per tutti questi motivi, il vertical jigging causa inevitabilmente la comparsa evidente della “Sindrome da tira e molla”.

    Da quel momento, non ne puoi fare più a meno. Durante il giorno non fai che pensare a come sarà la prossima, guardi il mare e l’orologio, ogni scusa è buona, cerchi di autoconvincerti che lavorare fa male e che per oggi hai lavorato abbastanza, poi il tempo stà cambiando e magari domani non riusciresti ad andare, ad uscire… Di colpo ti svegli, sei già fuori dal porto e non riesci nemmeno a ricordare se hai chiuso la macchina.

    Che casino!

    Poi di colpo, come un fulmine a ciel sereno, tua moglie, fidanzata o chicchessia, fa squillare il tuo cellulare. Rispondere sai che significherebbe inventarsi le scuse più assurde dovendogli dire che sei in tutt’altro posto,  però nel contempo sai che ti tradirebbero il rumore del motore, il fruscio del vento, lo sciacquio delle onde…. Che casino! Non rispondo. E’ deciso!

    Tocca a tutti, non ti preoccupare. Poi, parleremo anche dei tempi che necessita la famigerata:”Ultima cannata!”.

    “Forza, adesso devo parlare di alcuni aspetti tecnici…”

    Non cercate di capire quali sono i momenti della giornata più propizi ! A me è capitato di pescare a tutte le ore e con tutti i momenti di marea, subentro di basse pressioni, condizioni di luce di tutti i generi etc.etc. Ogni volta che penso di aver capito qualcosa… la volta successiva vengo smentito e sono di nuovo al punto di partenza.

    A parte tutto, sappiamo benissimo che esistono momenti del giorno nei quali i pesci sono particolarmente attivi ed in caccia. Bene bisogna avere il “C” di trovarsi lì in quel momento. Vi sembra riduttivo? No, è così e basta, la verità è questa.

    Il Vertical tutto sommato può essere paragonato allo spinning, tolto il fatto che anziché pescare in orizzontale, lanciando dalla scogliera o da riva, l’esca viene calata e recuperata in verticale da un’imbarcazione,  facendola sfarfallare , abbinando movimenti cadenzati corti e veloci(Short jerking) con altri più lunghi ma altrettanto rapidi(Long jerk).

    Ora, non voglio mettermi a scrivere su come bisogna “Jerkare” nei dettagli, perché vi farei due parabordi così! Andate nella sezione video e guardatevi quelli che ho selezionato e linkato.

    “Cosa bisogna avere per poter pescare?”

    Ok Pronti !

    Allora per esperienza: solo roba buona. Poca ma buona! B U O N A !!!

    Il BUONO, non deve essere per forza quello più costoso, stabilite il vostro budget (non facendolo sapere a lei!), guardatevi bene in giro e ripartitelo tra i vari componenti.

    Tengo a ribadire questo concetto perché ricordatevi che il problema più grosso non è quello di indurre il pesce ad attaccare l’esca( cosa che prima o poi, se le cose sono fatte come devono essere fatte accadrà). Il problema è  portarlo in barca, non seminando così inutili e lesivi piercing a destra e a manca.

    Necessario:

    CANNA

    Essa deve essere dimensionata in base al luogo dove pescate e quindi alla taglia delle prede presenti e da voi ambite, alla grammatura dei Jigs che userete, unitamente alla profondità a cui intendete pescare. Le canne concepite per il vertical hanno gli anelli di un materiale durissimo resistente all’abrasione causata dall’uso con tracciati, generalmente si tratta di modelli come i Sic o Alconite della Fuji.

    Non voglio mettermi a parlare di azione, lunghezza ect. perchè non la finerei più…

    Evitate, specie se pescate nel nostro mare, di acquistare bastoni eccessivi che finiranno per essere accantonati in breve tempo, in attesa che partiate per l’auspicata vacanza di pesca ai tropici.

    Come prima canna, vi consiglio una 100/180 o 100/200 grammi max. Assolutamente non oltre.

    MULINELLO

    Esiste in commercio una sterminata varietà di mulinelli da vertical jigging. Prima scelta: Bobina fissa(Spinning) o rotante(Casting)? Io li uso ambedue e mi trovo molto bene alternandoli. Sappiate però che se siete orientati verso un rotante, a parità di qualità, il suo costo rispetto ad un fisso, salirà inevitabilmente. E’ lapalissiano spiegare il vincolo nell’abbinamento canna-mulinello, per la differente tipologia di anellatura.

    Tenete comunque presente, che l’attrezzo, per questo tipo di pesca, viene sollecitato e stressato in maniera esponenziale, nemmeno paragonabile all’utilizzo che avrebbe, se usato per altre tecniche.

    Come primo mulinello vi consiglio un 8000 a bobina fissa con un rapporto di recupero uguale o inferiore a 5:1, preferibilmente 4,5-4,7:1

    TRECCIATO

    Anche qui vige lo stesso discorso “budget dominante”. Indispensabile (per il vostro portafoglio) che sia di quelli che cambiano colore ogni 10 mt, così saprete sempre a che profondità siete in quel momento, specie se su relitti o zone particolarmente ricche di agguanti. Questo accorgimento, vi permetterà di limitare le perdite, stoppando, dalla seconda calata in poi, un paio di metri prima di arrivare, non giocandovi così un jolly ad ogni discesa.

    Se la bobina ve lo permette, cercate di avvicinarvi ad imbobinare 300 mt di trecciato, può sempre rivelarsi utile averne una buona riserva a disposizione. Dopo un certo uso potrete girarlo, in maniera da sfruttarlo sempre nel suo pieno potenziale di tenuta e di integrità.

    Per quello che concerne il diametro, sappiate che il filo migliore è quello che a parità di carico di rottura dichiarato, ha il minor diametro ed è il più liscio possibile. Queste qualità però si pagano care, infatti 300mt. di trecciato di ottima qualità, vi costerà circa poco meno di un mulinello di qualità media(tanto per rendere l’idea). Un 50/60 lb è un buon compromesso per iniziare. Se vi buttate su diametri maggiori, dovrete considerare un accrescimento delll’attrito in acqua con conseguente aumento del tempo necessario per raggiungere il fondo, oltre alla relativa diminuzione della velocita di discesa dell’artificiale(minor efficacia). Il tutto, peggiora esponenzialmente in presenza di corrente.

    FLUOCARBON Non mi soffermo sul fatto del perchè fluocarbon, se non lo sapete andatevelo a cercare… ah si! abrasione, rigidità, resistenza.. Sì Sì! proprio per quello! Io monto un finale da 8/10 mt dello 0.60 mm, se pesco più leggero posso arrivare allo 0.50 ma mai meno!

    GIRELLE (100/130 lb) Queste, c’è chi le usa sempre, con tutti i tipi di mulinello. Io le monto solo quando pesco con il bobina fissa, in quanto per questitoni meccaniche, esso tende ad imprimere una maggiore torsione al multifibra. L’uso della girella mi permette appunto di scaricarla.

    SOLID RING (300/450 lb)Sono anellini di acciaio chiusi. Si usano per  fissare il braid dell’assist hook e vi si lega il terminale in caso di omissione della girella.

    SPLIT RING (250/300 lb) Sono anellini di acciaio a spirale che si possono aprire. Tanto per intenderci come quelli che usate per tenere insieme le chiavi di casa con quelle del garage o della cantina dove tenete riposta l’attrezzatura da pesca(lontano dagli occhi indiscreti della vostra compagna che nemmeno ha un’idea di quello che avete accumulato e sopratutto pagato!), solo molto più piccoli. Lo split ring connette il jig, il solid ring dell’assist hook e la girella o in alternativa(come dicevo prima) il solid su cui viene legato il terminale.

    PINZE DENTATE oppure unghie forti. Servono per aprire gli split ring e si usano spesso, specie per sostituire i jigs.

    ASSIST HOOK Sono gli ami, di generose dimensioni legati ad un cavetto di kevlar inguainato in un tubicino di plastica. Il tutto deve essere circa 1/3 della lunghezza dell’artificiale e deve essere libero di sfarfallare in maniera da poter essere aspirato dalla bocca del pesce al momento dell’attacco. L’apertura dell’amo deve essere maggiore della larghezza dell’artificiale in modo da non potersi incastrare in alcun modo con esso.  Ne esistono di già preparati, di varie misure, lunghezze e tipologia. Tuttavia non è  difficile autocostruirseli ed è senz’altro più economico. Fornitevi di ami, braid apposito, tubo termorestringente e colla. Nella sezione video potrete trovare un esempio su come fare.

    METAL JIGS Si salvi chi può!!! Se li dovessi portare tutti ogni volta che esco, dovrei assumere uno sherpa. Fortunatamente il jig che funziona di più è quello passa più tempo in acqua! Ne esistono una varietà non quantificabile, di varie forme , colori e peso. La prima distinzione che bisogna fare, è quella tra gli SHORT(piuttosto corti con il baricentro verso la testa) e LONG(un pò più lughi con il baricentro spostato verso la coda). Anche qui bisognerebbe aprire un dibattito. Ma io voglio essere sintetico quindi andate nella sezione video e fatevi un’idea di come sono i due tipi di jerkate! Le grammature che consiglio vanno dai 120 ai 220 g, difficilmente mi si rivela la necessità di andare oltre. Dovete trovare pescando la giusta armonia nel movimento, essere in ogni momento ” in contatto con l’esca metallica”, capire come si stà muovendo. Queste sono cose che non si possono capire leggendo…

    PUNTI DI PESCA relitti, secche, scoglietti sparsi, salti di batimetrica ect. Insomma se non ne conoscete potete pedinare qualcuno (molti praticano questa disciplina con me), se lo cogliete di sorpresa, magari non se ne accorge subito ed è fregato! Memorizzate subito il punto sul GPS.

    BARCA Ultimamente è in voga anche il kajak, tolti i canotti da supermercato con fondo gonfiabile, tutto il resto va bene, dipende dalla vostra disponibilità e dal vostro spirito di adattamento. Sugli spot che conoscete se volete ci potete arrivare anche a remi. Ma se siete motorizzati, forse è meglio.

    ECOSCANDAGLIO Esso, è un’altro dei componenti, che pur non essendo espressamente “essenziale” per l’azione di pesca, ne può però determinare il successo, in quanto vi permetterà di vedere direttamente il punto preciso in cui vi trovate rispetto alla sua verticale. Se ben letto e interpretato vi consentirà di seguire in diretta l’intera azione di pesca.

    GUADINO di generose dimensioni ma non industriale.

    RAFFIO ci sono pesci che sfuggono dalla vostra immaginazione e avendo abboccato proprio a voi, potrebbero non entrare nel guadino che avete.

    OCCHIALI lo scopo è quello di proteggersi, da eventuali jigs volanti e fuori controllo (vostri o di chi è con voi in barca) per non avere rallentato il recupero negli ultimi metri, non avendo riconosciuto il passaggio del nodo di giunzione del terminale sul primo anello della canna(apicale)

    Andate e moltiplicatevi! La teoria serve a farvi risparmiare qualche soldo per cose inutili ma quello che poi vi schiarirà le idee è la pratica sul campo.